rain

(lennon/mccartney)
durata 03:00
sol maggiore

Testo

If the rain comes, they run and hide their heads
They might as well be dead
If the rain comes, if the rain comes

When the sun shines, they slip into the shade
(When the sun shines down)
And sip their lemonade
(When the sun shines down)
When the sun shines, when the sun shines

Rain, I don't mind
Shine, the weather's fine

I can show you, that when it starts to rain
(When the rain comes down)
Everything's the same
(When the rain comes down)
I can show you, I can show you

Rain, I don't mind
Shine, the weather's fine

Can you hear me, that when it rains and shines
(When it rains and shines)
It's just a state of mind
(When it rains and shines)
Can you hear me, can you hear me

Pioggia

Se viene la pioggia corrono a nascondersi la testa
Potrebbero anche essere morti
Se viene la pioggia, se viene la pioggia

Quando splende il sole scivolano nell'ombra
(Quando splende il sole)
A sorseggiare una limonata
(Quando splende il sole)
Quando splende il sole, quando splende il sole

Pioggia, non me ne importa
Sole, c'è bel tempo

Posso mostrarti che quando inizia a piovere
(Quando scende la pioggia)
Tutto rimane uguale
(Quando scende la pioggia)
Posso mostrarti, posso mostrarti

Pioggia, non me ne importa
Sole, c'è bel tempo

Ascoltami, che piova o che ci sia il sole
(Che piova o che ci sia il sole)
Non è che uno stato mentale
(Che piova o che ci sia il sole)
Ascoltami, ascoltami

Accordi

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Registrazione

giovedì 14.04.1966 @ Abbey Road Studio 3
nastri: 1-5
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick
secondo fonico: Phil McDonald

sabato 16.04.1966 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 5, ridotto nel 6, poi sovraincisioni al 6 numerate 7-8
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick
secondo fonico: Phil McDonald
sovraincisioni

Mixaggio

sabato 16.04.1966 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: mono
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick
secondo fonico: Phil McDonald
remix 1-4. il 3 fu pubblicato sul singolo

martedì 02.12.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Richard Lush
per la compilation Capitol intitolata Hey Jude, in uscita nel febbraio 1970

Review

Uno dei più notevoli B-side di tutti i tempi, Rain fu ispirata a John Lennon dalle pessime condizioni meteorologiche incontrate in Australia. Lennon disse al road manager Neil Aspinall di "non aver mai visto un pioggia simile, tranne a Tahiti"; poi, stupitosi di quanto ordinarie fossero le proprie parole, decise di scrivere una canzone "sulle persone che si lamentano sempre del tempo".

Contro questa spiegazione, confermata dallo stesso Aspinall, c'è, oltre al tempo intercorso tra il tour australiano dei Beatles e l'incisione del brano, la dichiarazione di McCartney a Barry Miles, secondo cui la canzone sarebbe una collaborazione i cui meriti andrebbero al 70% a John e al 30% allo stesso Paul. Simili affermazioni hanno fatto muovere ad alcuni l'accusa che Paul stia "riscrivendo la storia dei Beatles", tramite rivelazioni che non possono essere contestate.

Oltre alla musica incisa a velocità più sostenuta, per suonare rallentata all'ascolto, Rain include una delle prime apparizioni su disco dei nastri a rovescio (un'altra possibile anteprima mondiale dei Beatles, dopo il feedback che apre I Feel Fine).

Lennon e George Martin si disputano la paternità di questa scoperta: il primo sostiene che, tornando a casa alle prime ore del mattino dopo aver lavorato sulla canzone, molto stanco, mise il nastro sul proprio registratore per vedere se gli veniva qualche idea, ma "suonò a rovescio. E mi piaceva". Sebbene Emerick ed Harrison abbiano confermato questa tesi, Martin disse invece che era stato lui ad approdare a questa introduzione, in uno dei suoi consueti tentativi di trovare nuovi modi per ottenere nuove sonorità. "John non c'era in quel momento, ma quando lo sentì ne fu entusiasta".

Comunque sia andata, di certo Rain è la prima canzone psichedelica dei Beatles, e i nastri al contrario contribuiscono senza alcun dubbio a creare la percezione estraniante che può essere indotta dall'acido. L'esecuzione è sorretta da una memorabile prestazione di batteria di Starr, che egli ritiene la sua migliore nell'intera discografia dei Beatles ("mi sentivo come se un altro stesse suonando al mio posto. Ero posseduto") e dal "basso solista" di McCartney, spesso più in evidenza persino delle ipnotiche parti vocali.

Come il lato A Paperback Writer, la canzone non parla d'amore e conferma il crescente interesse del gruppo per la musica indiana, manifestato questa volta non tanto dall'uso comunque parsimonioso dei 3 accordi di cui si accontenta il brano, ma dai ricorrenti melismi del ritornello.

L'inventività qui profusa in ogni angolo della canzone, a cominciare dal testo piacevolmente minaccioso (can you hear me?) lasciò di stucco i rivali dei Beatles, che potevano solo ammirare la loro capacità di creare qualcosa di completamente nuovo restando tutto sommato molto vicini alla formula della canzone pop tradizionale (cosa che mancherà, per esempio a brani come Tomorrow Never Know e I Am The Walrus).

Il pubblico, prevedibilmente, rimase stupito sulle prime, confermando la buona valutazione nel dirottare il brano sul lato B del 45 giri. La critica, oggi come allora, ne tesse le lodi, includendolo con ottima regolarità nelle classifiche dei brani migliori dei Beatles e non solo (Rolling Stone lo inserì tra i 500 migliori brani di tutti i tempi).

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