don't let me down

(lennon/mccartney)
durata 03:33
mi maggiore

Testo

Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down

Nobody ever loved me like she does
Ooh she does, yes she does
And if somebody loved me like she do me
Ooh she do me, you she does

Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down

I'm in love for the first time
Don't you know it's gonna last
It's a love that lasts forever
It's a love that has no past

Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down

And from the first time that she really done me
Ooh she done me, she done me good
I guess nobody ever really done me
Ooh she done me, she done me good

Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down
Don't let me down...

Non mi lasciare

Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare

Nessuno mi ha mai amato come lei
Oh come lei, sì come lei
E se qualcuno mi ha amato come lei
Oh come lei, sì come lei

Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare

Sono innamorato per la prima volta
Non sai che durerà?
È un amore che dura per sempre
È un amore che non ha passato

Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare

E dalla prima volta che lei mi ha davvero fatto
Oh mi ha fatto, mi ha fatto bene
Credo che nessuno mi abbia davvero fatto
Oh lei mi ha fatto, mi ha fatto bene

Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare
Non mi lasciare...

Accordi

Non ci sono ancora gli accordi di questo brano.

Registrazione

mercoledì 22.01.1969 @ Apple Studios
nastri: non numerati
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
alcune versioni, tra cui quella scelta da Glyn Johns per l'abortito album Get Back, durante il primo giorni di lavori per il film e l'album

martedì 28.01.1969 @ Apple Studios
nastri: non numerati
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
secondo fonico: Alan Parsons
la versione poi pubblicata sul singolo Get Back

giovedì 30.01.1969 @ Apple Studios Tetto
nastri: non numerati
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
secondo fonico: Alan Parsons
una versione, durante il concerto sul tetto

Mixaggio

mercoledì 05.02.1969 @ Apple Studios
nastri: non numerati
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
secondo fonico: Alan Parsons
remix provvisorio della versione tratta dal concerto sul tetto

lunedì 10.03.1969 @ Olympic Sound Studios, Londra Studio 1
nastri: non numerati
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
remix per l'abortito album Get Back

lunedì 07.04.1969 @ Olympic Sound Studios, Londra Studio 1
nastri: non numerati
mix: mono & stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Glyn Johns
secondo fonico: Jerry Boys
un remix mono e uno stereo, per la pubblicazione del singolo Get Back

Review

L'ultimo dei grandi lati B di John Lennon per i Beatles (quale altro compositore al mondo ha scritto B-side del valore di Rain, I Am The Walrus e Revolution?) è una supplicante canzone d'amore per Yoko Ono, che anticipa per certi versi, e con risultati migliori, lo stile "Primal Scream" che caratterizzerà il suo primo album da solista, John Lennon/Plastic Ono Band.

Parsimoniosa nel testo e negli accordi, presenta una linea melodica che si muove sinuosamente lungo lo spazio di quasi due ottave, spingendo John ai limiti estremi della propria estensione vocale, sia verso l'alto, sia verso il basso. McCartney risponde all'appello impiegando nelle armonie vocali il suo registro più alto, ed eseguendo una parte di basso che, nella sezione a contrasto, diventa un autentico controcanto alla melodia.

Nello spirito di "ritorno alle origini" che sottindendeva all'intero progetto Get Back/Let It Be, la canzone si apre con l'appassionato ritornello discendente di 8 battute, prima di passare al caloroso lamento della strofa, anch'essa di 8 battute, ma con un'anomalia ritmica nella battuta iniziale, in 5/4, che conferisce ulteriore pathos.

Splendidamente eseguita dal vivo, con il decisivo apporto di Billy Preston, il cui piano elettrico diventa l'attrazione principale di una coda insolitamente lunga (per gli standard dei Beatles), fu colpevolmente esclusa dall'album Let It Be, che avrebbe invece tratto grande giovamento dalla sua presenza.

Curiosamente, a differenza di molte canzoni iperpersonali di Lennon, la semplicità del concetto qui espresso, unito a una forma-canzone piacevolmente semplice, dalle sezioni ben distinte, funziona a livello universale, facendo di Don't Let Me Down una delle migliori canzoni d'amore dei Beatles.

Le ottime recensioni ottenute avrebbero dovuto spingere Lennon a insistere su questa strada, ma sfortunatamente egli, già dal successivo singolo dei gruppo, The Ballad Of John And Yoko, esaspererà l'aspetto autoreferenziale delle proprie composizioni, rendendo di fatto impossibile l'empatia tra ascoltatori e interprete, un aspetto invece determinante nell'iniziale ascesa dei Beatles.

Ripresa in numerose cover, che come quasi sempre con i brani dei Beatles non eguagliano la forza espressiva dell'originale, Don't Let Me Down è forse la più toccante delle canzoni scritte da John per Yoko; solo nel 1980, con la splendida Woman pubblicata sul suo ultimo album Double Fantasy, riuscirà a trovare di nuovo un bilanciamento altrettanto efficace tra l'autenticità delle proprie dichiarazioni e la loro adattabilità ad un pubblico più vasto.

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