long, long, long

(harrison)
durata 03:03
sol minore

Testo

It's been long long long time
How could I ever have lost you
When I loved you

It look a long long long time
Now I'm so happy I found you
How I love you

So many tears I was searching
So many tears I was wasting, oh, oh

Now I can see you be you
How can I ever misplace you
How I want you
Oh, I love you
You know that I need you
Oh, I love you

Lungo, lungo, lungo

È stato un lungo lungo lungo tempo
Come ho mai potuto perderti
Quando ti amavo?

C'è voluto un lungo lungo lungo tempo
Ora sono così felice di averti ritrovato
Come ti amo

In quante lacrime cercavo
Quante lacrime sprecavo, oh, oh

Ora posso vederti, sii te stesso/a
Come posso mai metterti nel posto sbagliato
Come ti voglio
Oh ti amo
Sai che ho bisogno di te
Oh ti amo

Accordi

[Gm] [Bb] [Gm] [F] [C]

It's been [Bb]long [Am]long [Gm]long [F]time [Gm/Bb] [F]
[C]How could I ever have [Gm]lost you [F] [C]
[Gm]When I [F]loved [C]you [C7]

It look a [Bb]long [Am]long [Gm]long [F]time [Gm/Bb] [F]
[C]Now I'm so happy I [Gm]found you [F] [C]
[Gm]How I [F]love [C]you [C7]

[Bb]So many tear[F]s I was [C]searching [Gm]
[Bb]So many [F]tears I was [C]was[Gm]ting, [Bb]oh, [C]oh

Now I can [Bb]see [Am]you [Gm]be [F]you [Gm/Bb] [F]
[C]How can I ever mis[Gm]place you [F]
[Gm]How I [F]want [C]you
[Gm]Oh, I [F]love [C]you
[Gm]You know that I [F]need you [C]
[Gm]Oh, [F]I love [C]you

Registrazione

lunedì 07.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 1-67
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Mike Sheady
base ritmica: chitarra e voce (George), batteria (Ringo), organo (Paul)

martedì 08.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 67
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Mike Sheady
sovraincisione altra voce e altra chitarra di George + basso di Paul

mercoledì 09.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 67
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
sovraincisione cori di Paul e piano di Chris Thomas

Mixaggio

giovedì 10.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 67
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
remix 1-4

sabato 12.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 67
mix: mono
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
remix 1

Review

Con il White Album, dopo un ruolo decisamente di secondo piano sia su Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, sia su Magical Mystery Tour (disco e film), George Harrison inizia una innegabile svolta che lo porterà di qui a un anno ad un consenso e una visibilità senza precedenti, culminata con Something nella sua prima e unica facciata A di un singolo dei Beatles.

Nonostante George avesse già scritto brani importanti in passato, e avesse raggiunto una percentuale di composizioni su disco anche maggiore in Revolver, la critica concorda infatti nell'indicare in The Beatles l'inizio della fase più compiutamente "matura" della sua carriera. Questa opinione, in generale ampiamente condivisibile, stride apparentemente con l'accoglienza molto variabile che ottennero i singoli brani nelle varie recensioni di oggi e di allora: ognuna delle quattro canzoni di Harrison ottenne infatti elogi e stroncature.

Long Long Long non fa eccezione. In questa affascinante composizione, elementi di indubbio valore non si fondono nel migliore dei modi. Il testo è certamente l'elemento più riuscito, e celebra la scoperta dell'amore divino in termini sufficientemente e dolcemente ambigui da poter essere scambiati per quelli di una normale canzone d'amore e ricongiungimento. La musica, con la sua melodia suadente (una versione meno etnica dell'altrettanto delicata The Inner Light) è molto gradevole, ma traspone con un'efficacia persino eccessiva la lunghezza della ricerca espressa nel titolo e l'eternità del sentimento che seguirà.

L'arrangiamento, di per sè suggestivo, enfatizza ulteriormente questa sensazione, rendendo nel complesso la canzone un po' claustrofobica: quasi che l'argomento sia troppo personale per poter essere davvero condiviso, che possa essere solo sussurrato e non gridato apertamente. Una scelta enfatizzata da un mixaggio tenebroso e da un finale che capitalizza la casuale risonanza di una bottiglia di vino appoggiata su un altoparlante Leslie, sostenuta da una idiosincratica rullata di Starr e un grido orgasmico di Harrison.

Long Long Long esprime con relativa chiarezza e accessibilità una delle istanze più intime e personali che i Beatles abbiano mai trasposto su disco; in questo senso, la canzone di George supera qualsiasi analogo tentativo dei suoi colleghi. Al tempo stesso, zavorrata dalla sua stessa sincerità, risulta tra le più impegnative all'ascolto nell'intero catalogo dei Beatles.

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