helter skelter

(lennon/mccartney)
durata 04:29
mi maggiore

Testo

When I get to the bottom I go back to the top of the slide
Where I stop and turn and I go for a ride
Till I get to the bottom and I see you again
Yeah, yeah, yeah
Do you don't you want me to love you
I'm coming down fast but I'm miles above you
Tell me tell me come on tell me the answer
You may be a lover but you ain't no dancer

Helter skelter
Helter skelter
Helter skelter, yeah

Will you, won't you want me to make you
I'm coming down fast but don't let me break you
Tell me tell me tell me the answer
You may be a lover but you ain't no dancer

Look out, helter skelter
Helter skelter
Helter skelter, yeah
Look out cause here she comes

When I get to the bottom I go back to the top of the slide
Where I stop and I turn and I go for a ride
Till I get to the bottom and I see you again
Yeah, yeah, yeah

Well do you, don't you want me to make you
I'm coming down fast but don't let me break you
Tell me tell me tell me the answer
You may be a lover but you ain't no dancer

Look out, helter skelter
Helter skelter
helter skelter
Look out, helter Skelter
She's coming down fast
Yes she is
Yes she is
Coming down fast...

Scivolo a spirale

Quando arrivo in fondo torno in cima allo scivolo
Dove mi fermo e mi volto e parto per un giro
Finchè non arrivo in fondo e ti vedo di nuovo
Sì, sì, sì
Vuoi o non vuoi che ti ami?
Mi precipito giù ma sono miglia sopra di te
Dimmi dimmi dimmi avanti dimmi la risposta
Forse sai amare ma non sai ballare

Scivolo a spirale
Scivolo a spirale
Scivolo a spirale, si

Bene vuoi o non vuoi che te lo faccia fare
Mi precipito giù ma non lasciare che ti spezzi
Dimmi dimmi dimmi avanti dimmi la risposta
Forse sai amare ma non sai ballare

Attenzione, scivolo a spirale
Scivolo a spirale
Scivolo a spirale
Attenzione perchè lei sta arrivando

Quando arrivo in fondo torno in cima allo scivolo
Dove mi fermo e mi volto e parto per un giro
Finchè non arrivo in fondo e ti vedo di nuovo
Sì, sì, sì

Bene vuoi o non vuoi che te lo faccia fare
Mi precipito giù ma non lasciare che ti spezzi
Dimmi dimmi dimmi avanti dimmi la risposta
Forse sai amare ma non sai ballare

Attenzione, scivolo a spirale
Scivolo a spirale
Scivolo a spirale
Attenzione, scivolo a spirale
Lei sta precipitando giù
Si, è così
Si, è così
Precipitando giù...

Accordi

[E7]

When I get to the bottom I go back to the top of the slide[E6]
Where I stop and turn and I go for a ride[E+]
Till I get to the bottom and I see you again[G]
Yeah, yeah, [E7]yeah
[E7]Do you don't you want me to love you
I'm coming down fast but I'm miles above you
Tell me tell me come on [G]tell me the answer
[A]You may be a lover but you ain't no [E7]dancer

[A]Helter skelter
[E7]Helter skelter
[A]Helter skelter, [E7]yeah

Will you, won't you want me to make you
I'm coming down fast but don't let me break you
[G]Tell me tell me tell me the answer
[A]You may be a lover but you ain't no [E7]dancer

Look out, [A]helter skelter
[E7]Helter skelter
[A]Helter skelter, [E7]yeah
Look out cause here she comes

[A]Aa-[E7]ah, [A]aa-[E7]ah

When I get to the bottom I go back to the top of the slide[E6]
Where I stop and turn and I go for a ride[E+]
Till I get to the bottom and I see you again[G]
Yeah, yeah, [E7]yeah

Well do you, don't you want me to make you
I'm coming down fast but don't let me break you
[G]Tell me tell me tell me the answer
[A]You may be a lover but you ain't no [E7]dancer

Look out, [A]helter skelter
[E7]Helter skelter
[A]Helter skelter[E7]
Look out, [A]helter Skelter [E7]
She's coming down fast
Yes she is
Yes she is
Coming down fast...

Registrazione

giovedì 18.07.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 1-3
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Richard Lush
3 prova, delle seguenti durate: 10'40", 12'35", 27'11"

lunedì 09.09.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 4-21
produttore: Chris Thomas
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
rifacimento: base ritmica + sovraincisioni

martedì 10.09.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 21
produttore: Chris Thomas
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
sovraincisioni finali

Mixaggio

martedì 17.09.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 21
mix: mono
produttore: Chris Thomas
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Mike Sheady
remix 1, con abbreviamento del pezzo

sabato 12.10.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 21
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: John Smith
remix 1-5

Review

Il più fulgido esempio della versatilità stilistica di Paul McCartney è rappresentato da questo infuocato saggio di heavy metal, ispirato da un'intervista del Melody Maker a Pete Townshend degli Who. Townshend aveva descritto I Can See For Miles, ultimo singolo degli Who, come "il disco più grezzo, pesante ed eccitante mai registrato".

Prima ancora di ascoltare il brano, McCartney, con la sua tipica competitività, aveva già informato i Beatles che avrebbero dovuto superare i colleghi, registrando per il White Album qualcosa di ancora più sporco e selvaggio.

Iniziata come una lunga improvvisazione, a tempo più moderato - una delle versioni del primo giorno di lavorazione si spingeva fino alla durata di 27 minuti, e includeva anche un'estemporanea versione di Bluemoon - fu infine condensata in 3 minuti e mezzo di fuoco (nella versione mono; quella stereo, comprendente una finta dissolvenza e il lamento di Ringo alla fine per essersi fatto venire le vesciche sulle dita, dura quasi un minuto in più).

I Beatles chiesero ancora una volta ai tecnici di Abbey Road di superarsi per trasferire su disco, nonostante i problemi tecnici, un volume estremamente alto, soprattutto sulle basse frequenze, che potevano causare problemi ai giradischi dell'epoca.

La registrazione fu pervasa da un generale stato di isterica eccitazione ben percepibile sul disco e senz'altro amplificato dalle droghe, come confermato dal personale presente quel giorno in studio. A un certo punto George Harrison, secondo i ricordi del produttore Chris Thomas, venne visto correre per lo studio mettendosi in testa un portacenere cui aveva appena dato fuoco, in una grottesca imitazione di Arthur Brown.

Il titolo fa riferimento a uno scivolo a spirale piuttosto diffuso in Gran Bretagna (ma che non viene così chiamato negli USA), nell'idea di McCartney evoca anche il concetto di decadenza, ed esprime assai bene il vortice sonoro in cui viene catapultato l'ascoltatore. Il resto del testo trasmette invece un desiderio di possesso minacciosamente ossessivo che risulta coerente con la violenza del brano, ma di cattivo gusto soprattutto alla luce della delirante interpretazione che Charles Manson diede del brano.

Interpretando il titolo come un'esortazione ad un caos organizzato, Manson (vedere anche Piggies), addirittura si giustificò, nel corso del processo per i suoi brutali delitti, sostenendo che la colpa non era sua, ma di chi aveva instillato simili idee nella società (e quindi i Beatles).

Solitamente divertiti sin dai tempi di Not A Second Time dalle fantasiose interpretazioni dei loro brani (vedere Glass Onion), i Beatles furono seriamente turbati dagli eventi che i loro brani involontariamente contribuirono ad innescare, e smisero definitivamente di scherzare sull'argomento dopo il 1969 (con la sola eccezione dell'innocua, simpatica trovata dell'album di McCartney Paul Is Live del 1990). Lennon, il più ambivalente nei confronti dei fan, ne fu il più colpito: "Non so che abbia a che fare [Helter Skelter] con l'accoltellare qualcuno. Non l'ho mai ascoltata bene, era solo rumore".

Condotta da una furibonda esecuzione vocale di McCartney, e deliberatamente sporcata da effetti rumoristici prodotti anche da Lennon al sassofono e dall'assistente dei Beatles Mal Evans alla tromba, Helter Skelter è stata da subito molto amata da artisti culturalmente lontani dai Beatles (che di solito preferiscono Lennon a McCartney), che hanno spesso ripreso la canzone: tra questi anche gli Aerosmith e i Mötley Crüe.

La critica si è invece divisa, lodandone ora l'inventiva, ora la potenza, e condannando invece in altri casi i Beatles per essersi allontanati in modo eccessivo dal loro consueto ambito d'azione. Va però detto che gli esperimenti dei Beatles in generi musicali diversi non-pop, dal vaudeville al jazz, dal blues al rock, dalla psichedelia alla musica indiana sono generalmente ritenuti quantomeno interessanti. Rappresentando, con un buon decennio d'anticipo sulla New Wave Of British Metal, una consistente anticipazione di un genere che conoscerà grande successo, bisogna coerentemente riconoscere che Helter Skelter costituisce un ulteriore esempio della capacità dei Beatles di anticipare le tendenze e aderire camaleonticamente a qualsiasi assetto sonoro. Se poi il pezzo sia piacevole da ascoltare, è un'altra questione.

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