across the universe

(lennon/mccartney)
durata 03:45
reb maggiore

Testo

Words are flowing out like endless rain into a paper cup
They slither while they pass, they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind
Possessing and caressing me

Jai Guru Deva Om

Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world

Images of broken light which dance before me like a million eyes
They call me on and on across the universe
Thoughts meander like a restless wind inside a letter box
They tumble blindly as they make their way across the universe

Jai Guru Deva Om

Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world

Sounds of laughter shades of life are ringing through my open ears
Inciting and inviting me
Limitless undying love which shines around me like a million suns
It calls me on and on across the universe

Jai Guru Deva Om

Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva...

Per tutto l'universo

Le parole volano come pioggia senza finire in una tazza di carta
Scivolano mentre passano, si disperdono per tutto l'universo
Pozzanghere di dolore, onde di gioia fluttuano nella mia mente aperta
Si impossessano di me e mi accarezzano.

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Immagini di luce spezzata che mi danzano di fronte come un milione di occhi
Mi chiamano ancora e ancora per tutto l'universo
Pensieri vagano come un vento inquieto nella cassetta delle lettere
Precipitano ciecamente mentre seguono la loro strada per tutto l'universo

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Suoni di risa ombre di terra risuonano attraverso le mie vedute aperte
Mi incitano e mi invitano
Amore senza fine nè limiti mi splende intorno come un milione di soli
Mi chiama ancora e ancora per tutto l'universo

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva...

Accordi

[D]

Words are flowing [Bm]out like endless [F#m]rain into a paper cup
They [Em7]slither while they pass, they slip [A7]away across the universe
[D]Pools of sorrow, [Bm]waves of joy are [F#m]drifting through my open mind
Pos[Em7]sessing and ca[Gm]ressing me

[D]Jai Guru Deva [A7]Om

[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world
[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world

Images of [Bm]broken light which [F#m]dance before me like a million eyes
They [Em7]call me on and on a[A7]cross the universe
[D]Thoughts meander [Bm]like a restless [F#m]wind inside a letter box
They [Em7]tumble blindly as they make their [A7]way across the universe

[D]Jai Guru Deva [A7]Om

[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world
[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world

Sounds of laughter [Bm]shades of life are [F#m]ringing through my open ears
In[Em7]citing and in[Gm]viting me
[D]Limitless un[Bm]dying love which [F#m]shines around me like a million suns
It [Em7]calls me on and on a[A7]cross the universe

[D]Jai Guru Deva [A7]Om

[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world
[A]Nothing's gonna change my world
[G]Nothing's gonna change my [D]world
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva...

Registrazione

domenica 04.02.1968 @ Abbey Road Studio 3
nastri: 1-7 + riduzione 7 nell'8
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Richard Lush
base ritmica di chitarra, tom tom e tanbur + sovraincisione sitar, altre chitare, voce, cori (delle Apple Scruffs), batteria, basso ed effetti sonori

giovedì 08.02.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 8
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Richard Lush
sovraincisione organo e mellotron (entrambi cancellati), cancellazione basso e batteria, sovraincisione voci, piano, chitarra e maracas

mercoledì 01.04.1970 @ Abbey Road Studio 1
nastri: 8 ridotto nel 9
produttore: Phil Spector
primo fonico: Peter Bown
secondo fonico: Richard Lush
sovraincisione batteria (Ringo), orchestra e coro

Mixaggio

giovedì 08.02.1968 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 8
mix: mono
produttore: George Martin
primo fonico: Ken Scott
secondo fonico: Richard Lush
remix 1-2, rimasti inutilizzati

giovedì 02.10.1969 @ Abbey Road Stanza 4
nastri: 8
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Jeff Jarratt
secondo fonico: Alan Parsons
remix 1-2 per l'album benefico per il WWF. contestualmente vennero aggiunti gli effetti sonori all'inizio e alla fine del brano, che venne anche sensibilmente accelerato

lunedì 05.01.1970 @ Olympic Sound Studios, Londra Studio 1
nastri: 8
mix: stereo
produttore: Glyn Johns
remix 3, per l'abortito album Get Back. per far sembrare il brano "live" vennero rimossi cori ed effetti sonori

lunedì 23.03.1970 @ Abbey Road Stanza 4
nastri: 8
mix: stereo
produttore: Phil Spector
primo fonico: Peter Bown
secondo fonico: Roger Ferris
remix 1-8, usati dagli orchestrali e dai coristi come guide per le loro sovraincisioni

giovedì 02.04.1970 @ Abbey Road Stanza 4
nastri: 9
mix: stereo
produttore: Phil Spector
primo fonico: Peter Bown
secondo fonico: Roger Ferris
remix 10-13 per l'album Let It Be

Review

È difficile stabilire quanto la poca fortuna discografica di Across The Universe sia da attribuire alla malasorte, alla cattiva volontà o alle carenze di lucidità della canzone e del suo autore. Primo brano di Lennon ad essere registrato dopo una pausa di 5 mesi seguita ad I Am The Walrus, Across The Universe riprende il tono verboso e nebuloso della precedente composizione, ma ne sostituisce la minacciosità in favore di una confortante dichiarazione di autonomia intellettuale, con l'aiuto degli dei.

John disse che il testo "gli arrivò" quasi completo, mentre era steso a letto dopo una discussione con l'allora moglie Cynthia. Un'origine "medianica" ancora più forte di quella di Nowhere Man, dato che in questo caso non solo le parole, ma il senso generale era frutto di un processo inconscio. "Inizialmente erano negative; pensavo che lei era andata a dormire, ma ancora mi richieggiavano le sue parole. [...] Io ho solo sistemato un verso o due, ma il resto non è mio; è venuto da solo".

Lennon era molto soddisfatto del risultato, arrivando a dichiarare: "è uno dei migliori testi che ho scritto. Forse il migliore in assoluto. [...] Le parole non hanno bisogna di una melodia, come una poesia, possono semplicemente essere lette". La mattina dopo, al pianoforte, scrisse una melodia in Re Maggiore. La progressione armonica si mantiene nei consueti accordi della tonalità d'impianto, con la sola eccezione dell'espressivo IV Maggiore/Minore che ricorre spesso nella produzione del suo autore (Nowhere Man, In My Life).

Nell'entusiasmo per l'India tipico del periodo (i Beatles, con alcuni amici, stavano per partire per un lungo soggiorno di meditazione a Rishikesh insieme al Maharishi Mahesh Yogi), incluse anche uno pseudo-bridge di 6 battute con un verso in sanscrito, che si può tradurre approssimativamente con "Ode a Dio divino".

Lennon voleva farne il singolo che sarebbe stato pubblicato durante l'assenza dei Beatles, ma con suo immenso disappunto scoprì che i suoi colleghi non erano affatto entusiasti della canzone. Dopo varie prove ritenute poco soddisfacenti, vennero reclutate due fans fuori dagli studi EMI (Lizzie Bravo, 16 anni e Gayleen Pease, 17) per fornire un rinforzo vocale dopo il ritornello ("invece di prendere coristi veri", ricordò amaramente Lennon").

Nonostante varie sovraincisioni di sitar, organo, pianoforte, chitarre wah wah e cori, il risultato era comunque deludente, e non superò la debole concorrenza di Lady Madonna per il lato A del prossimo 45 giri. Per il lato B venne scelta The Inner Light, così che le due composizioni di Lennon (l'altra era Hey Bulldog) rimasero escluse.

Spike Milligan, ideatore del Goon Show tanto amato da Lennon, si trovava ad Abbey Road durante le registrazioni, e chiese se poteva usare Across The Universe per un suo LP di raccolta fondi per il WWF, che prese poi il titolo, da questa canzone, di No One's Gonna Change Our World. In quest'occasione, al brano (che venne anche accelerato di un semitono, diventando in Mib Maggiore) furono aggiunti effetti sonori "naturalistici" all'inizio e alla fine.

L'album non uscirà però fino al dicembre 1969. Come mai questo pezzo tanto caro a Lennon restò inedito così a lungo? L'anomalia più evidente è la sua mancata inclusione nella soundtrack di Yellow Submarine: in un progetto così debole, Across The Universe, per quanto male arrangiata, sarebbe stata indubbiamente il pezzo più pregiato.

La spiegazione più ovvia è che, dopo l'amara esperienza indiana, Lennon non si trovava più a suo agio con le posizioni qui espresse. Pochi mesi più tardi però, in occasione delle session per il progetto Get Back, Lennon riprese in mano il brano, ma di nuovo non trovò collaborazione nei suoi compagni ("potete vederlo tutti nel film", disse poi).

Finalmente Phil Spector fece, secondo il suo autore, giustizia alla canzone, rallentandola nuovamente, rimuovendo i cori originali e inserendo un'orchestra di 36 elementi e 14 cantanti. Solitamente giudicata inferiore alla versione precedente, essa suscitò l'entusiasmo di Lennon, che definì la canzone "uno dei momenti più alti dell'album" e il lavoro di Spector "maledettamente buono".

Across The Universe non divise solo il giudizio dei Beatles: anche la critica si è ora scagliata contro la canzone, definendola "noiosa", "armonicamente banale", "lagnosa" e "fuori moda" (quest'ultimo giudizio imputabile più che altro alla pubblicazione tardiva), ma anche, al contrario, "poetica", "incantevole" e, in alcuni casi, addirittura "la migliore canzone dei Beatles" (Ray Connolly nell'introduzione a The Beatles Complete).

La verità è che Across The Universe è molte di queste cose: un pezzo promettente, indubbiamente non portato al suo potenziale, anche a causa dell'eccessiva emotività del suo autore. Soprattutto, mostra che Lennon aveva bisogno degli altri Beatles quanto i suoi compagni di lui; con la sua fondamentale incompiutezza, Across The Universe ricorda più le buone idee che John sprecò nel corso della sua carriera solista, piuttosto che i suoi capolavori per i Beatles.

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