the end

(lennon/mccartney)
durata 02:19
la maggiore

Testo

Oh yeah, all right
Are you gonna be in my dreams tonight

Love you, love you
Love you, love you...

And in the end, the love you take
Is equal to the love you make
Ah -

La fine

Oh sì, tutto bene
Sarai nei miei sogni stanotte?

Ti amo, ti amo
Ti amo, ti amo...

E alla fine, l'amore che prendi
È uguale all'amore che fai
Ah -

Accordi

[A] [D] [B] [E]
[A] [D] [A]

[A]Oh [D]yeah, [B]all [E]right
[A]Are you gonna be in my [D]dreams [A]tonight

[A7] [D7] x14
Love you, love you
Love you, love you...

[A]And in the end, the [G/A]love you take
Is [F]equal to the [Dm7]love [G7]you make[C]
Aa[D/C]ah [Eb] [F] [C]

Registrazione

mercoledì 23.07.1969 @ Abbey Road Studio 3
nastri: 1-7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: John Kurlander
base ritmica + sovraincisioni (poi scartate) in accompagnamento all'assolo di batteria. a questo punto della lavorazione il nastro durava 1'20"

martedì 05.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: John Kurlander
sovraincisione voce Paul

giovedì 07.08.1969 @ Abbey Road Studio 3
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: John Kurlander
sovraincisione voce e chitarra

venerdì 08.08.1969 @ Abbey Road Studio 3
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: John Kurlander
sovraincisione basso e batteria

venerdì 15.08.1969 @ Abbey Road Studio 1
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
sovraincisione orchestra. gli studi 1 e 2 erano collegati via TV. Martin dirigeva nel primo mentre la regia operava dal 2

venerdì 15.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
sovraincisione orchestra. gli studi 1 e 2 erano collegati via TV. Martin dirigeva nel primo mentre la regia operava dal 2

lunedì 18.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
rifacimento introduzione di pianoforte

Mixaggio

mercoledì 30.07.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: John Kurlander
primo remix, provvisorio, per la compilazione del long medley

lunedì 18.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
remix 1-6

martedì 19.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
altri remix, erroneamente numerati 1-3

martedì 19.08.1969 @ Abbey Road Studio 2
nastri: 7
mix: stereo
produttore: George Martin
primo fonico: Geoff Emerick /Phil McDonald
secondo fonico: Alan Parsons
remix 4, effettuato dopo l'inserimento dell'orchestra - non presente nei remix precedenti

Review

Anche se gli altri Beatles avevano accettato la proposta di registrare un ultimo album, che potesse concludere degnamente la loro ineguagliabile carriera, essi persero ben presto interesse per il progetto, lasciando ancora una volta a McCartney (vedere You Never Give Me Your Money) il compito di dirigere i lavori su Abbey Road.

Rispondendo ancora una volta all'appello, McCartney concepì il long medley, che permise di riempire la facciata B dell'album con una serie di mezze canzoni che non sarebbero state utilizzabili altrimenti. John dichiarò sempre di detestare il lato B di Abbey Road, ma avrebbe dovuto ammettere che esso gli permise di tenere da parte e pubblicare da solista alcuni dei migliori brani che aveva a disposizione (ad esempio Jealous Guy, vedere Mother Nature's Son).

Com'è tipico di Paul, egli decise di scrivere un epitaffio alla carriera dei Beatles, che sarebbe così diventato il primo gruppo a chiudere la propria storia con un brano intitolato "The End" (o, come in lavorazione, "Ending"). Questa valida intuizione naufragò, poichè The End finì per essere, anzichè l'ultima canzone dell'ultimo album, la penultima canzone del penultimo album del gruppo. Com'è noto infatti, Lennon decise di recuperare le sessions di Get Back insieme a Phil Spector, col risultato di ottenere l'album Let it Be, che divenne il loro ultimo 33 giri. Sul perchè The End non rimase l'ultima canzone di Abbey Road, consultare invece Her Majesty.

Il testo si limita a pochi versi, i primi dei quali non hanno nessuna rilevanza, se non forse, quella di mandare un messaggio positivo. Il distico conclusivo è invece tra i più celebrati dell'intera carriera dei Beatles, un autentico verso cosmico, che si presta a molteplici interpretazioni. Lo stesso Lennon lodò, a suo modo, McCartney, che ne era l'autore: "è la prova che quando ha voglia, è capace".

Dal punto di vista semantico, l'elemento più commovente è il fatto che tutti e 4 i Beatles eseguano, per l'unica volta nella loro carriera, un assolo in questo brano: un chiaro indizio che le loro individualità dovevano ormai emergere ognuna per proprio conto, e non più sotto il paravento comune del gruppo. Ringo era contrario agli assoli di batteria, ma fu convinto con una buona dose di diplomazia e un piccolo inganno: nel nastro originale, insieme al suo assolo compaiono chitarra e tamburello, poi eliminati nel mixaggio.

Gli assoli di chitarra in successione di Paul, George e John hanno generato molte speculazioni sull'ordine in cui i 3 suonano. Considerato che il loro intervento dura per un totale di 8 battute, è aritmeticamente evidente che l'iniziale alternanza di due battute a testa viene meno man mano che la musica procede. Tuttavia, almeno all'inizio, i tre si esprimono in modo molto personale e ben riconoscibile: dapprima McCartney, nel suo stile indiano, con un intervento che rimanda per certi versi a Taxman. Arriva poi Harrison, che, tipicamente, risponde alla melodia precedente, con un gusto molto claptoniano. Infine è il turno di Lennon, con un laconico ma efficace intervento ad accordi (vedere You Can't Do That). I tre poi procedono in ordine inverso.

Brevemente provato e poi registrato dal vivo, questo intervento è sensibilmente eccitato: il loro entusiasmo, così evidente, è raccontato molto efficacemente da Geoff Emerick: "gli piaceva l'idea di suonare davvero insieme. Yoko stava per entrare nello studio con John, come faceva sempre all'epoca, ma lui la fermò. Non ora, le disse, ci metto un attimo. Mi sorprese, forse aveva voglia di fare ancora come una volta con i suoi amici. Fecero un paio di prove, poi erano pronti. Potevi vedere la gioia sui loro volti, erano come ragazzini. Fecero tutto in un nastro. La loro telepatia musicale era incredibile".

Alan Brown ricorda invece l'esagerazione di un'orchestra di 30 elementi per un intervento di pochi secondi, oltretutto mixato molto basso: ma a questo punto della lavorazione, The End rappresentava ancora il gran finale dell'avventura discografica dei Beatles, e meritava questo ed altro. Peccato che le cose siano andate diversamente.

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