Ticket To Ride

Lato A
  1. Ticket To Ride (Lennon/McCartney)
Lato B
  1. Yes It Is (Lennon/McCartney)

Pubblicazione

R 5265: 9 aprile 1965

Formato: Singolo 45 giri

Classifica

Posizione più alta: #1 per 3 settimane
Settimane in classifica: 12


Recensione

di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 07.09.2009

The Beatles - Copertina dell'album The Beatles Ticket To Ride

Se I Feel Fine fu una decisione dell'ultimo momento, così non fu per il nono singolo della band: Ticket To Ride fu il primo brano registrato nel 1965, esplicitamente destinato al nuovo album e al nuovo film (entrambi ancora provvisoriamente intitolati Eight Arms To Hold You).

Sebbene musicalmente molto distante da qualunque altra canzone registrata finora dai Fab Four, il trait d'union tra il singolo Ticket To Ride/Yes It Is e il precedente I Feel Fine/She's A Woman è la presa di distanze - questa volta realizzata in modo compiuto, almeno sul lato A - dalla fase "Ye-ye/Beatlemania". Ticket To Ride è infatti il primo singolo dei Beatles in tempo moderato dai tempi di Love Me Do; ma mentre quest'ultima trasmetteva un'innocua spensieratezza, Ticket To Ride comunica piuttosto un'inquietudine che va ben oltre il timore causato dal fatto che la ragazza "that's drivin' me mad is goin' away".

Questo insolito stato d'animo - che verrà ribadito da Help!, il singolo successivo - veniva intensificato dalla scelta di Yes It Is come lato B, sebbene l'effetto combinato delle due facciate non fu premeditato e, al contrario, Yes It Is (una palese riscrittura di This Boy, secondo Lennon) fu inserita proprio per placare gli animi di coloro che non avevano gradito Ticket To Ride come lato A, giudicandola troppo innovativa e poco commerciale.

Nell'economia dell'evoluzione della band, mentre Yes It Is è un piacevole quanto trascurabile brano d'atmosfera, Ticket To Ride è un pezzo fondamentale, il primo in grado di evocare con efficacia le sensazioni ipnotiche causate dall'LSD (anche se non è chiaro se Lennon lo avesse già provato all'epoca).

Poco più di un anno più tardi, i Beatles sarebbero tornati sull'argomento, esprimendo con ancora maggiore efficacia - ma pressapoco con gli stessi elementi, a cominciare dall'ipnotica parte di batteria e dagli accordi ostinatamente tenuti - le stesse sensazioni visionarie ed oniriche in Tomorrow Never Knows; nello stesso filone si colloca anche Rain, quasi altrettanto parsimoniosa di accordi eppure così ampiamente suggestiva.

Per chi ha la possibilità di ascoltarlo davvero su 45 giri, girando il disco al termine delle canzoni, è possibile percepire tutta l'essenza di questo singolo, intrigante per il suo essere al contempo innovativo e conservatore se considerato nella somma delle sue due facciate. Mostrando brillanti premesse non supportate con regolarità da una maturità sufficiente, e quindi mitigando la voglia di una nuova direzione con il pigro ricorso alle proprie certezze, è un ottimo indicatore del tratto più saliente dell'album (Help!) che gli farà seguito.

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