Something/Come Together
Recensione
di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 07.09.2009
Il penultimo singolo dei Beatles è uno dei loro migliori 45 giri, e mostra ancora meglio di quanto non faccia Abbey Road - il loro pianificato ultimo album, poi pubblicato per penultimo - che, mentre la loro avventura giungeva all'epilogo, essi erano ancora nel pieno della loro potenza creativa. Purtroppo nessuno dei quattro, da solo, avrebbe più raggiunto, nè in termini artistici nè commerciali, lo stesso successo che aveva avuto insieme agli altri.
Something/Come Together non era stato pianificato come singolo, ed in effetti fu l'unico 45 giri dei Beatles ad uscire dopo l'album che ne conteneva i brani: diverse altre volte era successo che uscissero uno o più singoli che contenevano brani in seguito inclusi su un successivo LP (accadde così già con i primi due singoli, Love Me Do e Please Please Me). Più raramente, erano usciti lo stesso giorno sia il singolo, sia un album che ne conteneva gli stessi brani (ad esempio A Hard Day's Night). Mai però era uscito prima l'album e poi il singolo estratto dall'album. Questo comportamento, oggi del tutto normale, si diffuse, a partire dagli USA, solo verso la fine degli anni '60. Questo singolo fu dunque una decisione puramente commerciale, un ultimo tentativo di spremere il prodotto Beatles fintanto che i Fab Four non si erano ancora sciolti (giacchè a questo punto della loro carriera non c'era più alcun dubbio che essi erano ormai al capolinea).
Solitamente attribuita ad Allen Klein, il controverso manager che fino alla morte (nel 2009) continuerà ad essere coinvolto in questioni poco chiare (l'ultima riguarda il contenzioso da lui stesso causato tra Rolling Stones e Verve per Bitter Sweet Simphony), la pubblicazione di questo singolo è comunque, dal punto di vista dello sfruttamento dei fans, un'operazione assai meno grave di quanto sarà l'uscita in cofanetto del successivo album, Let It Be.
Something valse a George Harrison il suo primo e unico lato A su un singolo dei Beatles. Il disco non raggiunse il primo posto nella classifica inglese (per i motivi di cui sopra), ma portò una grande e meritatissima notorietà alla canzone (la seconda dei Beatles per numero di cover di altri artisti, la prima essendo, naturalmente, Yesterday) e al suo autore (si dice infatti che Klein volesse lanciare l'imminente carriera solista di George regalandogli una visibilità extra con questo 45 giri).
In fondo, questo disco non pianificato fornisce un chiaro quadro d'insieme della band all'epoca: George era ormai sufficientemente maturo da ribellarsi alle solite "due canzoni per album" - e in effetti di qui a poco stupirà il mondo con il primo triplo album della storia pubblicato da un artista solista, All Things Must Pass. John proseguiva il suo cammino artistico tra la politica e l'autoreferenzialità, che saranno i temi dei suoi successivi album solisti, in primis Plastic Ono Band e Imagine. Paul, come accade nel Long Medley di Abbey Road, iniziava ad essere schiacciato dalla forma, restando indietro sul piano della sostanza, come dimostreranno i suoi primi album da solista: zeppi di splendide idee, ma privi di hit lontanamente paragonabili a quelle scritte, nel decennio precedente, per i Beatles.
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