Hey Jude
Recensione
di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 24.04.2010
Aldilà della loro disillusione circa la condotta ambigua del Maharishi durante il soggiorno a Rishikesh (pare che il guru avesse approcciata in termini piuttosto terreni una ragazza del gruppo, forse Mia Farrow), il soggiorno dei Beatles nel villaggio dell'Himalaya fu estremamente positivo per la loro creatività. Lennon, McCartney ed Harrison composero oltre 20 canzoni, buona parte delle quali finì sul successivo album della band, il doppio The Beatles (più noto come White Album), ma alcune (tra cui una embrionale Jealous Guy di John Lennon, all'epoca intitolata Child Of Nature, e Junk di Paul McCartney) furono pubblicate sui rispettivi lavori solisti dopo lo scioglimento dei Beatles. Con queste premesse, è curioso che entrambe le canzoni destinate al primo singolo dei Fab Four post Rishikesh abbiano ben poco a che vedere con l'India, l'autocoscienza e la natura, sebbene Revolution fu effettivamente iniziata in India.
I Beatles tornarono in studio il 30 maggio del 1968, mettendo subito mano a Revolution, una nuova canzone di John Lennon che introduceva una nuova componente nei testi dei Beatles: l'osservazione sociale, un terreno assai fertile, considerati gli eventi che si stavano consumando all'epoca, dal Vietnam, all'uccisione di Martin Luther King, le occupazioni studentesche in Francia e Gran Bretagna. La versione iniziata in quei giorni, era la cosiddetta "versione lenta" di Revolution, e venne poi intitolata Revolution 1. Gli altri Beatles erano decisamente contrari ad una simile presa di posizione politica, e cercarono di opporsi al suo utilizzo come singolo sostenendo che il brano era lento. Lennon ribattè che non c'era problema, bastava farla più veloce: e nacque così Revolution.
In mezzo a queste discussioni (e a vari esperimenti, che portarono alla nascita di Revolution 9), i Beatles proseguivano i lavori per il nuovo album, ed avevano già registrato una decina di altri brani, ma l'unica proposta alternativa per il prossimo singolo era Obladi Oblada, cui George e soprattutto John si opponevano fermamente.
La situazione rimase in stato di stallo fino a quando Paul non portò in studio Hey Jude. La genesi di questa canzone è tra le più note: Paul stava andando a trovare la Cynthia e Julian Lennon (rispettivamente prima moglie e primogenito di John) e mentre percorreva la strada in automobile iniziò a cantare "Hey Jules, don't take it bad". Jules divenne presto Jude, e quanto Paul la fece ascoltare a John egli ne fu così impressionato (in seguito dirà che Hey Jude era la miglior canzone mai scritta da McCartney), che le discussioni su quale brano dovesse diventare il nuovo singolo dei Beatles terminarono immediatamente - allungando contestualmente il famigerato elenco di lati B dei Beatles che avrebbero benissimo potuto essere dei lati A.
Hey Jude riportò ai massimi livelli il consenso intorno ai Beatles. Anche l'America, che aveva relativamente snobbato Lady Madonna (che, come Eleanor Rigby, non aveva raggiunto il numero uno della classifica USA), apprezzò il riscatto dei Beatles, premiando questo stupendo 45 giri con 9 settimane consecutive al numero uno. Dal punto di vista dei suoni, Hey Jude/Revolution introduce il ritorno del White Album ad atmosfere più naturali, decretando la fine delle (splendide) stranezze del 1967, dalla psichedelia alla musica indiana, restituendo importanza alle chitarre e ricorrendo con maggiore frequenza al pianoforte.
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Commenti dei lettori
non so se è meglio questo singolo oppure pennylane/strawberry fields forever....splendidi tutti e due!!!