Get Back
Recensione
di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 04.11.2007
Le registrazioni dei brani contenuti nel White Album avevano impegnato i Beatles per cinque mesi, ma ancora una volta i 4 non si presero una doverosa pausa e misero mano al progetto unanimemente ritenuto il più infelice, disordinato e frustrante della loro intera carriera. La misura del disastro è data dal fatto che per la prima volta i Beatles abbandonarono un lavoro in corso d'opera, interrompendo i lavori mentre avevano già registrato una ventina di canzoni, alcune delle quali vennero poi recuperate per l'album Let It Be, altre abbandonate, altre ancora pubblicate sui rispettivi album solisti.
Le divergenze all'interno del gruppo erano ormai insanabili, e i due principali fattori destabilizzanti erano lo sciagurato andamento del progetto Apple (l'etichetta discografica dei Beatles) e la questione del manager che avrebbe preso il posto di Brian Epstein, dato che era ormai evidente che l'autogestione fosse del tutto controproducente. Quando gli altri tre Beatles proposero Allen Klein, già manager dei Rolling Stones, Paul rifiutò, proponendo la Eastman & Eastman (di fatto, suo suocero e suo cognato), al che furono gli altri a rifiutare.
Il progetto dell'album Get Back fu temporaneamente abortito (e riusumato poi, mesi più tardi, da Phil Spector, con il controverso risultato di Let It Be), ma al pubblico ne arrivò una parte, anzi due: il concerto sul tetto degli studi Apple a Savile Row, il 30 gennaio 1969, e il singolo Get Back/Don't Let Me Down. Ancora una volta, come con il White Album, i Beatles riuscirono ad illudere il grosso del pubblico che tutto andava bene; tanto il concerto quanto il singolo furono splendidi ed i Fab Four sembravano davvero divertirsi mentre suonavano. Le due canzoni del singolo, in particolare, sembravano rispettare l'obiettivo dell'album che Get Back avrebbe dovuto essere: tutto dal vivo, senza sovraincisioni.
Il quinto Beatle, in questo contesto, non è più George Martin - che già con il White Album aveva avuto minor rilevanza rispetto ai lavori precedenti, cedendo infatti parte dei lavori a Chris Thomas - ma Billy Preston, già tastierista di Little Richard, portato in studio da un Harrison certo memore dell'esperienza con Eric Clapton in While My Guitar Gently Weeps. Grazie alla sua esecuzione appassionata - come lo sono quelle di Lennon alla chitarra solista in Get Back e di McCartney al basso e alla seconda voce in Don't Let Me Down, a riprova di una temporaneamente ritrovata coesione - questo singolo merita un posto tra i migliori dischi dei Beatles, e testimonia la loro capacità di tirar fuori qualcosa di buono anche dalle situazioni più disperate. Peccato soltanto che non si siano accontentati e abbiano deciso di spremere ulteriormente il risultato di quelle sfortunate registrazioni.
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