Get Back
(Lennon/McCartney)
Durata: 3:06
Tonalità: La Maggiore
Chi ha suonato cosa in questa canzone dei Beatles?
- Paul McCartney: voce, basso
- John Lennon: seconda voce, chitarra solista
- George Harrison: chitarra ritmica
- Ringo Starr: batteria
- Billy Preston: piano elettrico
Testo
Jojo was a man who thought he was a loner
But he knew it couldn't last
Jojo left his home in Tucson, Arizona
For some California grass
Get back, get back
Get back to where you once belonged
Get back, get back
Get back to where you once belonged
Get back Jojo. Go home
Get back, get back
Back to where you once belonged
Get back, get back
Back to where you once belonged
Get back Jo
Sweet Loretta Martin thought she was a woman
But she was another man
All the girls around her say she's got it coming
But she gets it while she can
Get back, get back
Get back to where you once belonged
Get back, get back
Get back to where you once belonged
Get back Loretta
Ah, get back
Yeah, get back
Get back to where you once belonged
Yeah get back
Get back to where you once belonged
Get back...
© 1969 Northern Songs.
I testi originali riportati su questo sito provengono da www.beatleslyricsarchive.com
Traduzione
Jojo era un uomo che pensava di essere un solitario
Ma sapeva che non poteva durare
Jojo lasciò la sua casa a Tuscon, Arizona
per qualche pascolo della California
Ritorna, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Ritorna, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Ritorna, Jojo. Vai a casa
Ritorna, ritorna
Dove stavi una volta
Ritorna, ritorna
Dove stavi una volta
Ritorna Jo
La dolce Loretta Martin credeva di essere una donna
Ma era un altro uomo
Tutte le ragazze intorno a lei dicono che se lo doveva aspettare
Ma lei lo capisce sin dove può
Ritorna, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Ritorna, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Ritorna, Loretta
Ah, ritorna
Si, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Si, ritorna
Ritorna dove stavi una volta
Ritorna...
Recensione
di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 01.11.2009
Il nuovo album "senza trucchi, senza sovraincisioni" che avrebbe segnato per i Beatles un ritorno alle origini, si sarebbe intitolato Get Back, e come per gli ultimi due progetti del gruppo che prendevano il titolo da uno dei brani, la title track sarebbe stata composta da Paul McCartney. Dato per assunto che il titolo precede in questo caso la composizione, Paul doveva concepire un testo coerente, un'impresa che aveva già compiuto con Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Magical Mystery Tour.
Il procedimento questa volta fu però assai più tortuoso e problematico. Il primo spunto fu forse innescato da Sour Milk Sea, un brano di George Harrison inciso dall'artista Apple Jackie Lomax con McCartney al basso. La canzone di Harrison includeva i versi "Get back to the place you should be", che, appena modificati in "Get back to where you once belonged" divennero il ritornello di Get Back.
Archiviati titolo e ritornello, restavano fuori le strofe. Questa composizione in stile puzzle era congeniale a Lennon, ma molto meno a McCartney, che era di nuovo bloccato. A questo punto, ispirato dall'insasprirsi delle polemiche riguardo alle proposte di modifiche della legge sull'immigrazione, Paul concepì un testo che era una poco divertente parodia del razzismo, comprendente versi del tenore di "don't dig no Pakistanis taking all the people jobs" (non mi piacciono i pakistani che portano via tutto il lavoro alla gente).
I Beatles pensavano di potersi permettere uno scherzo del genere perchè, essendo i loro ispiratori quasi tutti neri, non sarebbero stati credibili come autentici razzisti. Il clima era però ancora avvelenato dal famoso discorso sui "fiumi di sangue" pronunciato l'aprile scorso da Enoch Powell, che paventava uno scontro armato per questioni razziali; McCartney, prudentemente, cambiò idea.
Il testo non ci guadagnò più di tanto, diventando a questo punto una sconnessa sequenza di immagini su un personaggio dalla dubbia identità sessuale. Un simile pasticcio attirò il sarcasmo di Lennon, in quella che è poi diventata l'introduzione del brano: Sweet Loretta Fart, she thought she was a cleaner, but she was a frying pan (la dolce Loretta Peto, pensava di essere un aspirapolvere, ma invece era una padella da frittura).
Al contrario, la musica cattura splendidamente quello che avrebbe dovuto essere lo spirito dell'album: i Beatles che lavorano come ai vecchi tempi, ma con superiore maturità ed esperienza. Definita da Lennon "una Lady Madonna migliorata", Get Back è sostanzialmente un blues semplificato, articolato su strofa e ritornello di 8 battute; entrambi utilizzano parsimoniosamente 2 soli accordi (La Maggiore e Re Maggiore), con un ricorrente intercalare di Sol Maggiore della brusca durata di un solo quarto.
Per caso o per scelta, anche questo è un ritorno alle origini: Love Me Do è ad esempio altrettanto semplice (ma anche altri singoli successivi sono basati su 2 accordi: Paperback Writer ed Eleanor Rigby). Nata da una jam session del 7 gennaio, Get Back venne successivamente affinata mantenendo comunque una spontaneità evidente nella spumeggiante esecuzione vocale di McCartney, e nell'ottima performance di Lennon alla chitarra solista.
Anche i contributi di Ringo alla batteria e, soprattutto, di Billy Preston sono notevoli. Quest'ultimo era stato reclutato da Harrison per costringere i colleghi a mantenere una parvenza d'armonia, che essi avevano dimostrato pochi mesi prima in occasione della partecipazione di Eric Clapton a While My Guitar Gently Weeps. L'espediente funzionò, e la professionalità dell'esecuzione è ancora più notevole se si considera che, oltre alle ben note tensioni tra il periodo, il testo stesso del brano forniva ulteriore argomento di discussione: ancora nel 1980, Lennon assicurava che ogni volta che pronunciava il ritornello, McCartney guardava significativamente Yoko Ono.
La versione del singolo e quella dell'album Let It Be provengono dallo stesso nastro di base, registrato il 27 gennaio. Quella del singolo è caratterizzata da un significativo riverbero e una coda dopo un falso finale. Quella dell'album, priva di entrambi questi elementi, utilizza frammenti parlati tratti sia dalla registrazione in studio, sia dal famoso concerto sul tetto della Apple del 30 gennaio 1969. Brillante espediente di Phil Spector, creò la percezione che i due nastri di partenza fossero diversi, suggerendo un ulteriore pretesto per l'acquisto dell'album Let It Be.
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Commenti dei lettori
mi mette di buon umore.Mi fa sentire ... sul tetto!
è bellissima la versione live durante il Rooftop Concert...
E io adoro quella "occhiata significativa" che veramente il grande Paul lancia a Yoko...