The End
(Lennon/McCartney)
Durata: 2:19
Tonalità: La Maggiore
Chi ha suonato cosa in questa canzone dei Beatles?
- Paul McCartney: voce, cori, basso, pianoforte, chitarra solista
- John Lennon: cori, chitarra solista
- George Harrison: cori, chitarra solista
- Ringo Starr: batteria
- Musicisti non accreditati: violino (12), viola (4), violoncello (4), contrabbasso, corno (4), tromba (3), trombone, trombone basso
Testo
Oh yeah, all right
Are you gonna be in my dreams tonight
Love you, love you
Love you, love you...
And in the end, the love you take
Is equal to the love you make
Ah -
© 1969 Northern Songs.
I testi originali riportati su questo sito provengono da www.beatleslyricsarchive.com
Traduzione
Oh sì, tutto bene
Sarai nei miei sogni stanotte?
Ti amo, ti amo
Ti amo, ti amo...
E alla fine, l'amore che prendi
È uguale all'amore che fai
Ah -
Recensione
di Luca Biagini | Ultimo aggiornamento: 06.01.2010
Anche se gli altri Beatles avevano accettato la proposta di registrare un ultimo album, che potesse concludere degnamente la loro ineguagliabile carriera, essi persero ben presto interesse per il progetto, lasciando ancora una volta a McCartney (vedere You Never Give Me Your Money) il compito di dirigere i lavori su Abbey Road.
Rispondendo ancora una volta all'appello, McCartney concepì il long medley, che permise di riempire la facciata B dell'album con una serie di mezze canzoni che non sarebbero state utilizzabili altrimenti. John dichiarò sempre di detestare il long medley, ma avrebbe dovuto ammettere che esso gli permise di pubblicare da solista alcuni brani che aveva già pronti (ad esempio Jealous Guy, vedere Mother Nature's Son).
Com'è tipico di Paul, egli decise di scrivere un epitaffio alla carriera dei Beatles, che sarebbero così diventati il primo gruppo a chiudere la propria storia con un brano intitolato "The End" (o, come in lavorazione, "Ending"). Questa valida intuizione naufragò miseramente, diventando, anzichè l'ultima canzone dell'ultimo album, la penultima canzone del penultimo album del gruppo. Com'è noto infatti, Lennon decise di recuperare le sessions di Get Back insieme a Phil Spector, col risultato di ottenere l'album Let it Be, che divenne il loro ultimo 33 giri. Sul perchè The End non rimase l'ultima canzone di Abbey Road, consultare invece Her Majesty.
Il testo si limita a pochi versi, i primi dei quali non hanno nessuna rilevanza, se non forse, quella di mandare un messaggio positivo. Il distico conclusivo è invece tra i più celebrati dell'intera carriera dei Beatles, un autentico verso cosmico, che si presta a molteplici interpretazioni. Lo stesso Lennon lodò, a modo suo, McCartney, che ne era l'autore: "è la prova che quando ha voglia, è capace".
Dal punto di vista semantico, l'elemento più commovente è il fatto che tutti e 4 i Beatles eseguano, per l'unica volta nella loro carriera, un assolo in questo brano: un chiaro indizio che le loro individualità dovevano ormai emergere ognuna per proprio conto, e non più sotto il paravento comune del gruppo. Ringo era contrario agli assoli di batteria, ma fu convinto con una buona dose di diplomazia e un piccolo inganno: nel nastro originale, insieme al suo assolo compaiono chitarra e tamburello, poi eliminati nel mixaggio.
Gli assoli di chitarra in successione di Paul, George e John hanno generato molte speculazioni sull'ordine in cui i 3 suonano. Considerato che il loro intervento dura per un totale di 8 battute, è evidente che l'iniziale alternanza di due battute a testa viene meno man mano che la musica procede. Tuttavia, almeno all'inizio, i tre si esprimono in uno stile molto tipico e riconoscibile: dapprima McCartney, nel suo stile indiano, con un intervento che ricorda un po' Taxman. Arriva poi Harrison, che, tipicamente, risponde alla melodia precedente, con un gusto molto claptoniano. Infine è il turno di Lennon, con un laconico ma potente intervento ad accordi (vedere You Can't Do That). I tre poi procedono in ordine inverso.
Brevemente provato e poi registrato dal vivo, questo intervento è sensibilmente eccitato: il loro entusiasmo, così evidente, è raccontato molto efficacemente da Geoff Emerick: "gli piaceva l'idea di suonare davvero insieme. Yoko stava per entrare nello studio con John, come faceva sempre all'epoca, ma lui la fermò. Non ora, le disse, ci metto un attimo. Mi sorprese, forse aveva voglia di fare ancora come una volta con i suoi amici. Fecero un paio di prove, poi erano pronti. Potevi vedere la gioia sui loro volti, erano come ragazzini. Fecero tutto in un nastro. La loro telepatia musicale era incredibile".
Alan Brown ricorda invece l'esagerazione di un'orchestra di 30 elementi per un intervento di pochi secondi, oltretutto mixato molto basso: ma a questo punto della lavorazione, The End rappresentava ancora il gran finale dell'avventura discografica dei Beatles, e meritava questo ed altro. Peccato che poi le cose siano andate diversamente.
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Commenti dei lettori
quando ascolto questa canzone mi viene da piangere
Il miglior finale che Paul avrebbe mai potuto comporre. Anche se dopo fa la sua comparsa un altro album, questa canzone riesce a riassumere le migliori cose che i Beatles siano mai riusciti a suonare, tra musica e parole.
Un lieto fine, insomma.
Paul ha chiuso il concerto di bologna (26/11/11) con the end dopo aver suonato golden slumbers e carry that weight uno dei momenti piu' emozionanti che io abbiamo mai vissuto. Non lo dimentichero' mai !
Concordo con te. E' ovvio che le canzoni dei Beatles sono state il suo cavallo di battaglia, ma ne ha scelte alcune davvero belle, e non i soliti capolavori che mi ero immaginato. E The End alla fine è stata veramente perfetta.